Il simbolismo dello specchio è ancestrale, archetipo ti ogni concetto di doppiezza e specularità, ma anche luogo altro, misterioso, porta verso mondi e realtà solo apparentemente simili. Inizialmente fu legato alla credenza che l’immagine riflessa riveli e contenga l’anima della persona. Non a caso, la rottura di questo oggetto è di cattivo augurio poiché è recepita come frattura dell’anima. In numerosi paesi si credeva che lasciare un bambino davanti allo specchio fosse una pratica da evitare, in quanto persona vulnerabile a cui lo specchio poteva sottrarre facilmente la luce vitale…


Lo specchio può essere una prova ardua da superare, la testimonianza che l’immagine che abbiamo di noi non corrisponde alla realtà; causare un senso di dissociazione emotiva e cognitiva. Ovidio nelle Metamorfosi ci racconta di Narciso che non si riconobbe, si innamorò di se stesso riflesso nell’acqua di un lago e morì annegato; ne “Il fu Mattia Pascal” il protagonista di Pirandello si guarda allo specchio per capire cosa stia provando davvero dopo un litigio, in cerca di conferme.
Qual è la verità? Siamo noi, nello specchio oppure è il nostro doppio?
Specchio deriva da speculum, dal latino specere (guardare, osservare), e dal greco spektomai (io vedo), in quanto materia in grado di rendere in immagine la luce catturata.
Secondo un’altra antica credenza, nella stanza in cui veniva deposto un defunto era preferibile coprire gli specchi, per permettere un trapasso sereno nell’aldilà. Da questo deriva certamente anche il tradizionale riconoscimento di “colui che vaga senz’anima”, il vampiro, il non-riflesso per eccellenza.
E’ anche il mezzo più efficace per uccidere un basilisco (rettile che secondo le credenze medievali dava la morte con lo sguardo), o una gorgone (Medusa, la più nota) istantaneamente, folgorandoli con la propria immagine riflessa.
Nell’antica Grecia le streghe di Tessalya scrivevano le loro predizioni, con il sangue umano, su degli specchi. Pitagora insegnava che le Tessalie, presunte streghe, riuscivano a fare delle meraviglie con lo specchio magico, e creavano perfino la luna.
Un simile, affascinante strumento non poteva che essere centrale in tutte le manifestazioni artistiche…


Nelle fiabe hanno utilizzato gli specchi come varco o porta fra mondo reale e mondo fantastico, ove non valgono le comuni leggi fisiche, come per Alice, oppure come strumento della Regina cattiva della fiaba di Biancaneve. Quello che viene interpellato con le parole: “Specchio delle mie Brame chi è la più bella del Reame?” Esso invia alla Regina Nera la sua immagine speculare, che è ovviamente Biancaneve, figliastra ma non figlia della donna nera. Dunque due potenti elementi femminili che si sfidano, dal diritto e dal rovescio di uno specchio, ma la Regina Nera della fiaba, non accetta la condivisione del potere con una Regina Bianca.
Lo specchio diventa elemento ricorrente nella pittura e, inevitabilmente, fonte di ispirazione per grandi scrittori e registi.