L’ombra del salice piangente lo sorprese ancora sdraiato sulla riva, mentre l’aria si faceva fresca e il sole arancio cadeva lentamente dietro le montagne. “Forse è il momento, credo che dovrei andare a casa”. Mattia adorava il lago più di ogni altro luogo al mondo. La campagna verdeggiante, il suono cullante del mare, la fiera imponenza delle montagne… tutto molto bello, ma il lago era un’altra cosa, era la quiete, il silenzio, la pace. E di pace ne aveva bisogno, era stanco delle urla che lo ferivano ogni giorno tra le mura domestiche; del padre che gridava contro la madre e viceversa. Dello stereo di sua sorella a tutto volume, la via di fuga della ragazza da quelle voci gracchianti. Per fortuna aveva una buona bicicletta e in circa quaranta minuti poteva raggiungere Piedimonte e il lago del paesino medievale, d’inverno abitato da pochi nostalgici, per lo più anziani. Percorreva tutto il pontile, lasciando scivolare la mano sulla balaustra di ferro mentre fissava le acque brillanti di riflessi, oppure scure, torbide, specchio di cieli grigi carichi di pioggia. Raggiunta la piccola spiaggia, si sdraiava sulla sabbia e guardava il cielo, pensando a niente, semplicemente affondando nel silenzio, incapace di lasciarsi andare a un bel pianto liberatorio ma anche e soprattutto di sorridere. Non sorrideva da chissà quanto tempo e non rideva, mai, forse non ne era nemmeno capace. In quei giorni il tempo era davvero folle e il sole si alternava a continui rovesci piovosi e così fece anche durante quel tramonto. Alle prime gocce del cielo Mattia corse verso la bicicletta ma, attraversando di nuovo il pontile, vide qualcosa che lo bloccò, qualcosa di meraviglioso che non avrebbe dovuto essere lì, una ragazza. Era sola, rivolta verso il lago, persa in chissà quali pensieri. Come ipnotizzato il giovane iniziò ad avvicinarsi a quella visione celestiale, incurante della pioggia. Poteva seguire con lo sguardo le linee dei suoi fianchi perfetti, le spalle appena scoperte, il collo lungo in parte coperto da una lunga coda di cavallo. La raggiunse, camminando quasi in punta di piedi, rispettoso, le passò davanti e… meraviglia, vide che teneva gli occhi chiusi. I tratti del viso erano regolari e femminili e le palpebre erano abbassate, mentre un’insolita espressione di piacere appariva ogni volta che il vento bagnato soffiava più forte sulla pelle vellutata. Mattia si avvicinò di più, era a un metro da lei, che non sembrava avvedersi della sua presenza. Fece ancora un passetto verso la donna, tremante di paura: “Cosa dirà, come reagirà quando mi vedrà all’improvviso? Mi prenderà per un maniaco?” Quindi guadagnò altri centimetri, poteva ormai sentire il suo respiro mentre, in apnea, si accostava a quelle labbra dal sapore segreto… quindi lo fece, le diete una spinta e la fece cadere in acqua!
Era come in trance e si risvegliò quando il tonfo e gli schizzi lo riportarono alla realtà: ma che diavolo aveva fatto? E perché? Dopo un attimo sentì il grido della ragazza. L’acqua era bassa in quel punto, anche se torbida e la giovane stava già riguadagnando la riva: “Ma… chi ca@@o è stato? Ma chi è lo str@@@o?”
Mattia si voltò prima di essere visto e cominciò a correre, terrorizzato. Perché invece di baciarla l’aveva buttata in acqua? Le imprecazioni della giovane donna completamente zuppa continuavano ad arrivare mentre il ragazzo saltava in sella alla bicicletta, fuori di sé, strafatto di adrenalina. Ma la paura stava mutando in qualcosa di inopportuno, euforia! Iniziò a ridere, sempre più forte. Non riusciva a smettere, gli occhi lacrimavano e lui continuava, finché dovette fermarsi sotto un riparo, accucciarsi e ritrovare il controllo. Rideva, rideva con gusto, gli faceva male la pancia dal ridere e continuava, come mai aveva fatto in sedici anni di vita. La sera, a letto, mentre i genitori urlavano e si lanciavano cose, lui ripensava al suo gesto e accennava di nuovo a piccole folli risate. La notte sognò di farlo ancora, di spingere altra gente dal pontile del lago e i giorni successivi ci provò davvero. Per due volte andò bene, alla terza rimediò un sacco di botte, ma quante risate…