Quanti pensieri mentre il tuo sasso saltava sulle onde… quanti sospiri si perdevano nell’aria. Lo sceglievi sempre levigato, il sasso, leggero ma non troppo, affusolato. Per questo vincevi sempre, non per la forza che mettevi nel lancio. Così, ugualmente, sceglievi, contavi, misuravi ogni singola parola rivolta a me, per non ferirmi, per non illudermi. “Che pena mostrarmi così”, pensavo, un’ingenua ai tuoi occhi; davanti al tuo mondo adulto pieno di cicatrici invisibili, eppure così profonde, quanto dovevo sembrarti infantile io, poco più che ventenne? Una ragazza di paese e un uomo di città. Non capivo, non mi sentivo degna del tuo tempo, di quel rispetto, di quella tenerezza. Perché proprio a me, chi ero, cosa potevo sembrarti se non una ragazzina? Io un pesciolino, un granchio che arranca sulla spiaggia; tu un pescatore venuto da lontano che avrebbe dovuto ignorarmi. Al massimo potevo seguire le tue orme sulla sabbia, prima che le cancellasse il vento.
“Il mare è blu perché si specchia nel cielo”, dicevi, “… Ma il cielo è blu perché si specchia nei tuoi occhi”. Eri troppo, un libro che non sapevo leggere, un passo nel vuoto verso la rovina di ogni certezza. Avevo gettato nell’oblio il volto di un’altra persona, quella che pensavo fosse l’amore ma ormai era niente, niente. Ti allontanai, allora, prima che ti stancassi di me, prima che il paragone con altri diventasse insostenibile. Ero terrorizzata. Dissi: “Addio, non ha senso tutto questo”. Senza voltarmi corsi verso l’acqua nera di quel mare d’inverno e mi tuffai. Il gelo spegneva i pensieri ed entrava nelle ossa, il dolore mi distraeva e anche tu sparivi nel buio. “Se non torni qui, subito, io vengo a prenderti e muoio. Affogo di dolore!”, gridavi e mi davi della sciocca, finalmente. Non tornai e tu ti tuffasti davvero in acqua, ma non nuotavi verso di me, sparivi tra le onde. Come, quando sono tornata a casa? Non ricordo altro di quella notte. Non ti ho più visto, Matteo, ma guardo spesso il mare e le acque sono nere, perché si specchiano nel buio che ho dentro. – Lucia

Il mio desiderio, ogni immagine tua, una catena di stati d’animo mi attraversavano a ogni bracciata, a ogni onda nera che mi sorprendeva cieco. “Da qualche parte arriverò”, pensai, “Seguirò la luna, lontano il più possibile dalla donna che non mi vuole”, ero folle e le forze lentamente svanivano, sfumavano mentre il sipario calava sui sogni di un uomo troppo adulto per sognare ancora.
Ma non era la fine. Mi svegliai sulla riva, congelato, mentre il cielo cambiava, tornava alla luce. Mi aiutarono, mi salvarono. Quanti giorni sono passati, quanto sono stato male, quante volte mi stringevo la mano immaginando fosse la tua. Non capivi quello che eri per me, la purezza, l’innocenza che credevo non esistesse più al mondo. Mi ero perso e ritrovato in te. Oggi mi trascino per le strade piene di vuoto di una grande città e nessuno mi vede, nessuno vede quello che vedevi tu. Sono l’ombra di un’ombra, di un ricordo. Un giorno, troverò il coraggio di tornare a guardare il mare e dal suo colore saprò se sei tornata. –Matteo.