… Dalla mia prospettiva, dall’alto, la giostra sembrava un’enorme vite metallica roteante che creava l’illusione di una scala a chiocciola in movimento.
Ipnotica.
Nelle orecchie i Pink Floyd suonavano “Shine On You Crazy Diamond” e il mio cervello aveva sfocato il resto del mondo, ponendomi un passo fuori dal tempo.
Poi Gerry mi strattonò e abbaiò… aveva terminato i suoi bisogni e mi aspettava scodinzolante; mi ero “incantato”, forse per pochi secondi o forse lo ero da una vita.
Intanto, laggiù, la giostra continuava a girare, girare e tolte le auricolari sentii quel valzer di Strauss che nel film di Kubrick accompagnava il moto di una stazione spaziale danzante, bianca, leggera e perpetua nell’infinito nero pieno di stelle.
Un perfetto compenetrarsi di musica e immagini.
“Andiamo Gerry, una corsetta e a casa, ci stiamo congelando!”
Il mio Cavalier King non era il cane più intelligente, nemmeno tra quelli della sua razza, ma quanto ad affetto incondizionato non esisteva di meglio al mondo e io lo ricambiavo.
Lui non mi avrebbe mai fatto del male, non mi avrebbe mai, mai ferito. Le persone, invece, sono troppo esigenti e mi vorrebbero diverso, perché mi vedono, diverso, diverso da loro; del resto, nemmeno a me piace la gente, quindi siamo inconciliabili, pur coesistendo pacificamente.
Ignorarsi come stile di vita, diciamo così.
Scesi fino al parcheggio dietro la piazza e raggiunsi l’ingresso del luna-park proprio all’orario di chiusura, mentre le luci delle attrazioni si spegnevano senza un ordine preciso. Rimase accesa solo la casa degli specchi, dove i gestori erano intenti ad aiutare una signora miope e i suoi due figli a trovare l’uscita…

“Un altro giro? Un ultimo giro di giostra, signore? Un giro di giostra gratis prima della chiusura? Un giro di giostra, prego! Un giro di giostra gratis!”

La voce che mi fece sussultare, ma non troppo, era quella di un giostraio di circa cinquant’anni, apparso dal nulla e capace di sorridere disinvolto sotto due grossi baffi neri piuttosto ridicoli. Era una notte di gennaio di quelle veramente fredde, ma il giostraio sembrava non accorgersene, tanto che vestiva in mani che corte.
“No… No, grazie! Sto tornando a casa.”
“Un giro di giostra, signore, solo un giro. Offriamo noi!”
“Davvero, no, grazie. Sia io che Gerry siamo troppo infreddoliti e troppo vecchi per le giostre.”

“Troppo vecchi? Forse il suo cane, ma lei avrà trent’anni, signore, si faccia il suo giro di giostra gratuito!”
“Magari un’altra volta e pagherò, ma ora è troppo freddo, anche se lei sembra non accorgersene.”

In quel momento Gerry, a cui avevo allentato il guinzaglio, si liberò con un insolito scatto e cominciò a correre verso il buio, dentro il luna-park, mentre i cancelli si chiudevano.

“Ci mancava questo… Gerry! Qui!”

“Signore, ecco un biglietto gratis per domani!”

“Sì! Grazie!”, afferrai il biglietto che mi offriva il giostraio e partii all’inseguimento di Gerry, sparito tra le sagome delle giostre. Corsi, corsi forte da perdere il fiato, da svenire e dovetti sedermi da qualche parte, con la vista che si annebbiava, mi sdraiai…

Passarono forse due ore, ero in camera mia.
Sul giradischi girava un pezzo di storia della musica, “The dark side of the moon”, l’album completo. L’assolo di Clare Torry in “The Great Gig in the Sky” mi straziava e ne godevo, come sempre. “Pensa alla morte!” le disse Roger Waters, per ispirarla durante l’incisione del pezzo.
E se la morte non fosse altro che il giro di boa di un eterno, noioso ritorno?
Non sarebbe meglio tornare ad essere polvere stellare?
E proprio mentre questo pensiero filosofico da quattro soldi attraversava le pieghe contorte del cervello, mi accorsi di un’assenza pesante: dov’era Gerry?
Ero rientrato (quando?) senza trovarlo?
Il mio adorato cane, l’unico essere vivente capace di amarmi nonostante le seghe mentali e la stronzaggine di cui sono affetto. Ero sdraiato ad ascoltare musica come nulla fosse mentre lui era ancora fuori, al freddo, chissà dove.
Che ingrato!
Il giradischi, intanto, continuava a replicare lo stesso acuto della Torry: la puntina, infatti, saltava frusciante su un grumo di polvere e perdeva la traccia. Mi alzai, ma la mia attenzione fu catturata dal biglietto omaggio della giostra che tenevo in mano, senza essermene accorto. Lo strofinai lentamente con i polpastrelli e rimasi sorpreso dalla buona filigrana e dalla qualità del cartoncino con cui lo avevano stampato. Nella parte superiore si leggeva la scritta “Giostra del Grande Anno” e al centro c’era raffigurato il simbolo del Luna-park, un serpente che formava un cerchio mordendosi la coda.
“Uroboro”, pensai, “Il Re serpente!”
Quindi sentii abbaiare, fuori di casa…

“Gerry! Cazzo, sei tornato?”

Corsi lungo il corridoio, aprii la porta e lo vidi: scodinzolava nervoso trascinando il guinzaglio. Il mio cuore si riempì di gioia ma durò giusto un attimo: l’animale prese a correre verso la strada, senza motivo apparente. Lo raggiunsi, stavolta, attraversando l’angolo buio della via, in salita, mentre il valzer di Strauss viaggiava sublime nell’etere… ma come, non era spenta la giostra? Mi ritrovai nuovamente a fissarla, dall’alto, mentre tracciava una scia luminosa che sfumava nel buio. Quindi misi una mano in tasca: avevo le auricolari e il telefono. Feci partire l’applicazione di Spotify, riproduzione casuale e “Shine On You Crazy Diamond” iniziò a sospendermi dal tempo, mentre la giostra ruotava come una vite vista dall’alto… di nuovo…
“Ma che succede?”
Ero confuso e incantato da quella sorta di scala a chiocciola in movimento… sembrava ipnotica, dalla mia prospettiva…

… Dalla mia prospettiva, dall’alto, la giostra sembrava un’enorme vite metallica roteante che creava l’illusione di una scala a chiocciola in movimento.

Ipnotica…