Morpheus: “Matrix è ovunque, è intorno a noi… È il mondo che ti è stato messo dinanzi agli occhi, per nasconderti la verità.”
Neo: “Quale verità?“
Morpheus: “Che tu sei uno schiavo. Come tutti gli altri sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore, una prigione per la tua mente”.

Basterebbero queste poche battute del film per accostare concettualmente l’opera più famosa delle sorelle Wachowski (ai tempi erano fratelli) al Mito della caverna di Platone… ricordiamolo:

C’è una caverna profonda, stretta e in pendenza, simile a un vicolo cieco. Sul fondo ci sono gli uomini, nati e cresciuti lì (condizione simile agli umani che nel film nascono e vivono all’interno di bozzoli, organizzati in piantagioni); seduti e INCATENATI,rivolti verso la parete della caverna, non possono liberarsi, perché pur avvertendo il sentore di essere imprigionati, hanno accettato quelle catene come condizione naturale.
Mentre gli uomini fissano la parete, alle loro spalle altre persone (le macchine intelligenti del film) si muovono dietro a un muro, nascoste, portando oggetti sulla testa, in modo da rendere visibili solo gli oggetti stessi, come in un teatro dei burattini.
Poi c’è un fuoco, che proietta le ombre degli oggetti in movimento sulla parete che fissano i prigionieri.
Gli uomini, di spalle, limitati da se stessi e dalla situazione, credono che le ombre siano la realtà (il mondo virtuale, Matrix).
Non sanno di essere vittime dei propri sensi, così come gli umani in Matrix subiscono gli impulsi inviati dalle macchine al cervello…

Neo: “Questo non è reale…”
Morpheus: “Che vuol dire “reale”? Dammi una definizione di “reale”. Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello.”

Ma ecco qualcuno in grado di liberarsi: per Platone è Il Filosofo, per le Wachowski è l’eletto, Neo.
L’eletto supera i limiti dei propri sensi, spezza le sue catene, si volta e smaschera la prima illusione: il fuoco emette una luce scostante e debole, rispetto a quella Vera, che proviene dall’ingresso della caverna. Gli oggetti trasportati fanno parte di una messa in scena e dietro al muro ci sono dei manipolatori.
Il filosofo, in cerca del Bene, procede dunque verso l’esterno, titubante, proprio come Neo, che non riesce ad accettare immediatamente la Verità e il proprio destino.
Nel film, il mitico personaggio Morpheus è simile a un filosofo minore o, per certi versi, al Virgilio di Dante: cerca di accompagnare l’eletto verso l’accettazione della Realtà:

Morpheus: “Benvenuto nel mondo vero.”
Neo: “Sono morto?”
Morpheus: “Tutto l’opposto”
Neo: “Mi fanno male gli occhi.”
Morpheus: “Perché non li hai mai usati.”

Finalmente il filosofo/Neo comincia a superare il senso di rifiuto, pur sentendosi smarrito e disorientato. Comincia a guardare il sole (la Verità) indirettamente, osservandolo riflesso in uno specchio d’acqua (il ruolo dell’Oracolo in Matrix).
Quando Neo/Filosofo sarà pronto, potrà tornare indietro per liberare dalle catene tutti gli altri e condurli fuori dalla grotta.
Ora, se a questo aggiungiamo qualche altro riferimento filosofico (“Conosci te stesso”), dei cattivoni e il Kung Fu, il cult è servito!

Morpheus: “Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da una sogno così non ti potessi più svegliare, come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?”