Cammina leggera, Giulia, in punta di piedi, scivola come acqua trasparente sul sonno inquieto di Lui, che respira pesante nell’altra metà del letto e del cielo.
Supera la porta anche stanotte, varca quella soglia; il tuo giardino segreto è lì, al confine del bosco, tra le stagioni che si alternano casuali ad ogni soffio del vento.
E’ soffice l’erba verde d’estate sotto i piedi scalzi, ma ecco cadere foglie gialle e marroni di inverni che impregnano di guazza i vestiti e di brividi la schiena e ancora tutto cambia, sfogliando pagine di sogno.
Cerca quel tavolo di legno, quel tronco, dove siedi per scrivere di mondi, di storie nelle storie che s’intrecciano in trame di rose con cui puoi pungerti, ferirti di dolce dolore, dolore che è vita.
Respira forte, profondamente e restituisci all’anima incrinata la forza che serve, prima di tornare in camera, nel corpo rannicchiato che urla in silenzio.
Resta ancora un po’ qui, dolce Giulia, gioca all’equilibrista lungo la staccionata e ridi, ridi forte quando cadi. Eterea, attraversa i tramonti e le notti silenziose sui prati umidi.
Resta qui, lontano da quel principe azzurro che poi è morto, al cuore crudamente trafitto, da affilati frammenti di realtà cosparsi di vita quotidiana.
Il principe azzurro è morto e alle prime luci dell’alba vedrai di nuovo Lui, l’uomo che urla, che ti colpisce con le parole e con le mani; l’uomo che lascia cicatrici nell’anima e sulla pelle.
Resta ancora un po’, Giulia, prima di svegliarti e cerca nel cuore del bosco un pensiero che salvi il tuo mondo reale, una volta e per sempre.